Le attività con gli alunni si sono svolte sia in classe che all’aperto. La parte dedicata al ricamo ha visto la collaborazione dell’Associazione Culturale Il Tassello e delle ricamatrici e merlettaie di Latronico che si dedicano alla tecnica locale del “puntino ad ago” grazie alla trasmissione intergenerazionale che ha avuto inizio perlomeno dai primi del ‘900. Si tratta di un merletto molto fine che viene eseguito con un ferretto e un ago, dalle origini antiche e sconosciute, che ha trovato a Latronico (paese in cui l’artigianato in passato ha visto un grande sviluppo) ampia applicazione. Attualmente sono circa cinquanta le donne che a Latronico si dedicano ancora a quest’arte. L’Associazione Culturale Il Tassello da circa 6 anni sta portando avanti una ricerca per definire le origini di questo merletto: esperti del settore lo considerano simile a prodotti del mediterraneo orientale.
Il progetto aveva come obiettivi principali l’osservazione del paesaggio, o meglio dei paesaggi di Latronico; in particolare si voleva tentare di dare qualche risposta alle domande “come si guarda il paesaggio?” e “come bisogna guardarlo per vedere davvero?” Dare, insomma, ai bambini degli strumenti per iniziare a esplorare il territorio con molta attenzione e cura, e a ripensarlo come frutto di azioni umane, di pensieri e di sguardi.
Le attività hanno avuto inizio con degli incontri in classe durante i quali gli alunni sono stati invitati a partecipare a dei piccoli giochi preparatori per diventare “veri esploratori” del mondo, partendo dal concetto che non esistono luoghi specifici da esplorare, il mondo intero merita di essere conosciuto, anche il luogo dove viviamo che spesso, proprio perché ci viviamo, non conosciamo. Giochi mirati all’osservazione attenta, attraverso il coinvolgimento di tutti sensi, alla sperimentazione dei diversi punti di vista e alla lettura complessiva della realtà.
Durante le uscite ci siamo concentrati prevalentemente sulla lettura del paesaggio, sugli elementi che lo compongono, sull’utilizzo di alcuni strumenti come la bussola, il paesaggimetro, la lente di ingrandimento, il taccuino e la matita (indispensabili per qualsiasi attività in campo), ma soprattutto sugli strumenti di cui tutti disponiamo: i sensi. All’esplorazione sensoriale abbiamo dedicato ampio spazio, convinti come siamo della necessità di “riabilitare” tutti i sensi nella conoscenza del mondo. Al termine delle uscite ai ragazzi è stato chiesto di compilare un modulo di documentazione dell’esperienza, utile a conservare memoria, a fissare particolari, a riflettere sull’accaduto.

Al termine del lavoro con i ragazzi abbiamo chiesto loro di scegliere il paesaggio o l’elemento che, durante le uscite, avevano sentito maggiormente e di comporre una frase breve, come se fosse un verso poetico, e di scriverla secondo gli stimoli offerti dalla poesia visiva, dando cioè alle parole una forma che ricordasse il contenuto stesso.
Da queste frasi abbiamo poi estrapolato poche parole, conservando la forma scelta dai ragazzi, le abbiamo riportate su stoffe prese da campionari reperiti presso le aziende del posto, quindi riciclate, e le abbiamo affidate alle ricamatrici, le quali hanno provveduto al ricamo.
Di pari passo abbiamo chiesto alle merlettaie di Latronico di realizzare delle piccole “linguette” con la tecnica del puntino ad ago da applicare al margine di ciascun pezzo di stoffa. I tessuti ricamati e impreziositi ulteriormente da queste “linguette” sono stati successivamente assemblati, a formare un libro di stoffa. Per rilegare il libro abbiamo scelto la tecnica della rilegatura giapponese, grazie alla quale le stoffe sono state cucite con il filo. Il risultato, molto piacevole, condensa molteplici aspetti in un unico prodotto: racconta dell’esperienza fatta sul territorio, delle risonanze che essa ha avuto in ciascun bambino, racconta dei paesaggi esteriori visitati e di quelli interiori, racconta anche però una parte di storia di questa comunità, dei suoi saperi e del suo modo di vivere in questo territorio. In sintesi, il lavoro parla di relazioni, con la natura, con il paesaggio urbano, e di relazioni tra persone diverse che vivono nello stesso luogo e che hanno avuto l’opportunità di condividere una medesima esperienza: dalle mani dei bambini il lavoro è passato alle mani delle ricamatrici che lo hanno completato e arricchito, mettendoci la propria arte, frutto di apprendimento e pratica quotidiana ma anche di una certa concezione del mondo. Si è trattato di un lavoro corale, dove ciascun elemento ha aggiunto qualcosa, proprio come in un paesaggio dove ogni elemento contribuisce a creare l’insieme ma l’insieme è molto più di tutti gli elementi sommati: l’insieme è dato dalle relazioni tra di essi e dallo sguardo di chi osserva.
Attraverso questo lavoro è stato possibile dare risalto a un’arte consolidata nella comunità latronichese, un’arte per giunta fatta di nodi e intrecci praticata da tempi remoti, che è giusto far conoscere ai ragazzi e allo stesso tempo, dal nostro punto di vista, rinnovare, adattare alla contemporaneità, pur nel rispetto della tradizione, attraverso applicazioni differenti da quelle consolidatesi nel tempo. Crediamo infatti, a ragion veduta, viste le sperimentazioni già fatte in campo artistico, che una tecnica come quella del punto ad ago si presti bene a essere utilizzata in modo diverso e innovativo pur rimanendo fedele alle sue origini e alla tecnica appresa.

5 novembre - incontro a scuola

11 dicembre - escursione a Malboschetto

20 febbraio - presentazione a scuola

Ricamatrici

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