Quota di partenza:

Lunghezza del sentiero:

Dislivello: Percorso categoria: T (itinerario per tutti)

La diga di Senise è una delle più grandi d’Europa in terra battuta ed stata costruita negli anni tra il 1970 e il 1982, lungo il corso del fiume Sinni. La costruzione dell’invaso avrebbe sommerso 3.000 ettari di terreno (Pantano, Porcile, Cannamolla, Ischia e Pigno), terreni coltivati e fonte di reddito per circa 700 famiglie e di lavoro per 3.000 unità. L’invaso sbarra il letto del fiume nel punto più stretto, formando il Lago di Montecotugno. Il muro misura 1850 m di lunghezza, è alto 60 m ed è largo 260 m alla base.

La diga può arrivare a contenere fino a un massimo di 530 milioni di m cubi d’acqua.

Il 1983 è l’anno in cui la diga è entrata in funzione, per alimentare le utenze irrigue dell’area materana, tarantina, oltre a quelle della Basilicata.

Come il lago di San Giuliano e quello del Pertusillo, anche questo specchio d’acqua, nato per esigenze economiche, è diventato importante dal punto di vista naturalistico.

Nonostante l’invaso rappresenti il segno dell’intervento umano sulla natura, la tecnica di costruzione e il paesaggio circostante gli conferiscono l’aspetto di un lago naturale, rendendolo una delle più importanti risorse naturalistiche comprese all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale del Pollino, dove si possono ammirare specie faunistiche tipiche di ambienti lacustri.

Lungo la sponda destra, tra frutteti e vigneti, c’è un percorso panoramico e percorribile anche a piedi o in bicicletta. In un paesaggio dominato in prevalenza dalla macchia mediterranea, tra querce e lentisco, si erge dominante l’Osservatorio Avifaunistico. Realizzata dall’Ente Parco Nazionale del Pollino, la struttura è un centro di studio e di ricerca per le numerose specie presenti sul posto: civette, aironi, germani, picchi rossi, merli, nibbi reali e cornacchie. Un luogo suggestivo, dominante rispetto al territorio circostante, con un’ampia visuale aperta sull’orizzonte e sul punto di incontro del leggendario fiume Sinni, celebrato dalla civiltà greca, nel grande invaso: un eremo circondato dal silenzio di una natura che dialoga continuamente con se stessa e con l’uomo.