Isabella Morra nacque a Favale (oggi Valsinni, piccolo comune in provincia di Matera di circa 1600 abitanti, situato lungo il  fiume Sinni) intorno al 1520, dove visse e vi finì tragicamente nel 1546. Insieme con Vittoria Colonna e con Gaspara Stampa, Isabella Morra conclude la triade delle grandi poetesse italiane del secolo d’oro. Nata da una nobilissima famiglia di origine normanna, i Morra appunto, Isabella sin da piccola coltivò studi letterari che la portarono in pochissimo tempo a diventare una geniale poetessa. Trascorse la sua giovinezza insieme ai fratelli nel castello di Favale, nei pressi del quale era posizionato il feudo di Bollita, governato da Antonia Caracciolo e dal consorte Diego Sandoval de Castro, governatore di Taranto. Questi, grande cultore della poesia, iniziò un fitto rapporto epistolare con la poetessa di Favale. Sembra addirittura che tra la Morra ed il governatore tarantino dovesse esserci anche un’intesa per l’occupazione armata del feudo di Favale. I fratelli di lei finirono così per sospettarla di tradimento e la rinchiusero in “agreste solitudine”. Ma quando la sorpresero con un messo del Sandoval, decretarono la sua morte.

Dopo un lungo silenzio, protrattosi fino all’Ottocento, fu riscoperta da Angelo De Gubernatis nel 1901, con una conferenza tenuta nel Circolo Filologico di Bologna, poi pubblicata nel 1907. Ma doveva toccare a Benedetto Croce occuparsene approfonditamente in un lungo saggio, che fu preparato da un viaggio-pellegrinaggio fino a Valsinni, tra il 23 e il 25 novembre 1928, nella speranza di trovar tracce della sua vita e opera. Non fu trovato nulla, tranne l’aura entro cui si svolse una poesia, che, nata dall’isolamento geografico, diventava il canto della solitudine, secondo immagini e ritmi e sospiri che sarebbero stati, poi, di Giacomo Leopardi. Anche Isabella Morra, infatti, sognò la fuga e la libertà dal suo “denigrato sito”, ove era costretta a “menar” la sua vita e che considerava “sola cagion del suo tormento”. E anche per lei l’unica forma di evasione fu la poesia, intesa come canto.

Valsinni propone oggi la visita ai luoghi in cui si svolse la vicenda umana e poetica di Isabella Morra. Con l’attivazione del Parco Letterario è stata messa a punto una metodologia che, attraverso i “Viaggi sentimentali”, consente un approccio diretto e immediato alle atmosfere ed alle situazioni emozionali da cui l’opera letteraria è stata ispirata.

Per le scolaresche, in particolare, è stata approntata una “giornata tipo”, così articolata:

  • Arrivo al centro visite: accoglienza da parte dei menestrelli e proiezione di materiale audio-visivo su Valsinni e sul Parco Letterario
  • “Il borgo racconta”: viaggio nella memoria per le vie del borgo medievale in compagnia di un cantastorie e un menestrello
  • Visita guidata al Castello dei Morra