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Nell’ambito del calendario di attività promosso dal Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata attraverso il programma “Estate nei parchi e nelle Aree Protette 2017 #energylab”, il CEAS Il Cielo di Indra ha realizzato “La città del cielo” sul tema della casa e dell’abitare in relazione alla questione energetica avendo come linea guida il concetto di sostenibilità abitativa.

Ispirati dall’igloo di Mario Merz, abbiamo costruito una struttura di cartone, materiale leggero, facilmente trasportabile e montabile; uno spazio temporaneo che ha rievocato la capanna, quel riparo che ciascuno di noi, nei suoi giochi, ha costruito da piccolo. Uno spazio creato principalmente per i bambini ma in grado di attirare l’attenzione dell’intera comunità. Il tutto si è svolto nell’arco di una giornata. La mattina abbiamo montato la casa insieme a un gruppo di bambini (circa 30), nel pomeriggio abbiamo allestito al suo interno una mostra temporanea per comunicare e raccontare una “città del cielo” (il nome rimanda all’antica città costruita in Nuovo Messico dagli Indiani Acoma, in base ai principi dei moderni sistemi passivi) fatta di case ecologiche, costruite secondo criteri che consentono l’ottimizzazione energetica. La struttura è stata dotata di una piccola lampada solare in grado di accumulare l’energia durante il giorno che poi è servita ad illuminarla la sera. La piccola mostra “La città del cielo”, visitabile fino a tarda sera,  era fatta di immagini di case, disegnate dai bambini stessi nei giorni precedenti, costruite in passato tenendo conto delle risorse disponibili, del clima, della natura, del luogo in cui la casa sorgeva.

Il nostro “riparo” è stato arredato quindi con immagini e parole per comunicare i concetti legati al tema del risparmio energetico e della casa passiva. Al suo interno niente oggetti o strutture ingombranti, solo un tappeto di foglie che allude a un tavolo (simbolo per Mario Merz dell’incontro fra persone ed elemento unificante, struttura mobile intorno alla quale sedersi per comunicare ed ascoltare).

La “casa” è stata progettata e costruita in modo da poter ospitare un numero contenuto di persone ogni volta (circa 10), persone che entrano, ascoltano, visitano la mostra e a loro volta si fanno portatori di un messaggio di sostenibilità.

In passato, nel progettare e costruire la propria casa, l’uomo ha cercato (non sempre riuscendoci, a dir la verità) di mettersi in relazione con l’ambiente in cui doveva sorgere, adottando materiali e forme differenti a seconda del clima e della cultura. Per ovvie necessità, le case erano più strettamente legate all’ecosistema del luogo. Oggi, paradossalmente, è necessario recuperare questo concetto: perché la casa sia confortevole e consumi meno energia possibile, è necessario che sia passiva, che si adatti, cioè, alla natura invece di contrastarla. La collocazione e l’orientamento sono d’importanza fondamentale per ottenere il massimo beneficio sia d’inverno che d’estate. Una casa ben situata, finalizzata al risparmio energetico, sfrutta le caratteristiche naturali dell’ambiente, quindi non spreca energia, qualunque sia il clima.

Pensare alla casa come parte di un ecosistema, a impatto ambientale molto limitato, e costruire in base a criteri ecologici, tenendo conto del clima, del luogo specifico in cui si edifica, del calore solare, del vento ecc. vuol dire pensare a modelli abitativi in grado di determinare il maggior risparmio energetico. La casa passiva, un’invenzione tutta europea, rappresenta uno dei più preziosi contributi allo sviluppo di un’edilizia sostenibile.